A salvare il mondo comincia tu
Cosa sta nel mezzo tra responsabilità individuale e collettiva
Ciao! Questa è la newsletter de I MILLE. Si chiama Forward perché da qui proviamo a guardare in avanti (e anche perché se poi le cose che scriviamo ti piacciono le puoi inoltrare a qualcuno che ti piace). Come te, altre +1700 persone che lavorano nel mondo della comunicazione, del marketing e del digitale leggono I MILLE Forward, e in più di 26.000 seguono quello che abbiamo da dire su LinkedIn e Instagram.
Io sono Ilaria Coletti, Strategist de I MILLE e ho una domanda per voi. Vi è mai capitato, di fronte a una scelta di acquisto, spostamento o consumo, di pensare a quale fosse l’alternativa più sostenibile? Di essere di fretta al supermercato ma di preferire le zucchine sfuse a quelle confezionate con la plastica? Di scegliere il treno invece della macchina, anche sapendo che avreste allungato il viaggio di un’ora? Di non comprare un capo online ma di ritrovarvi ad andare in centro la domenica pomeriggio?
Sono tutti piccoli pensieri che si inseriscono nella quotidianità e che si mettono in atto perché si sente che quella scelta, per quanto piccola, conta qualcosa. Significa rinunciare a qualche comodità, ma guadagnare la sensazione di contribuire a qualcosa di più grande.
A volte, però, quella comodità è troppo confortevole, oppure quel giorno siete meno ottimiste del solito e vi ritrovate a chiedervi: ma questa scelta, questa minuscola goccia nel mezzo dell’oceano, sposta davvero qualcosa nel quadro generale?
Se vi è capitato, non siete soli.
Secondo un’indagine di Altroconsumo del 2025, 9 italiani su 10 riconoscono l’importanza di adottare uno stile di vita più sostenibile. Eppure la stessa ricerca registra un paradosso: rispetto al 2021, i comportamenti sostenibili concreti non sono cresciuti. In alcuni ambiti come alimentazione e gestione dei rifiuti sono addirittura peggiorati. E tutto questo in un mondo che l’88% degli italiani percepisce come sempre più insicuro.
C’è qualcosa nel mezzo che non funziona. Una distanza tra dove si è e dove si dovrebbe essere – non solo come individui, ma come collettività.
Alessio Cicchini e Silvia Moroni lavorano ogni giorno su questa distanza, con approcci diversi ma condividendo la stessa allergia ai sermoni. Il 7 maggio li abbiamo invitati in I MILLE per parlarne e capire insieme. Ma prima del nostro evento, è utile comprendere quali siano i nodi centrali di questa distanza.
Se il mondo non cambia, perché dovrei cambiare io?
È forse la domanda più diffusa, e più difficile da smontare. Secondo Ipsos, il 55% degli italiani ritiene che siano i governi a dover agire per primi sulla sostenibilità, a seguire le aziende (47%), e solo al terzo posto i comportamenti personali (42%).
È una percezione comprensibile, e in parte fondata. I sistemi contano, le policy contano, le grandi industrie contano. E non è sbagliato chiedersi perché il peso del cambiamento debba ricadere principalmente sul singolo consumatore, mentre chi ha il maggiore impatto continua a muoversi lentamente.
Ma c’è un cortocircuito in questo ragionamento che vale la pena nominare. Aspettare che il mondo sia pronto per cominciare è un’altra forma di paralisi, più sofisticata, più giustificabile, ma ugualmente immobile. Individuo e sistema non sono in alternativa: cambiano insieme, si influenzano a vicenda, si trascinano. Le scelte collettive nascono dall’accumulo di scelte individuali, e le politiche seguono spesso la pressione di comportamenti già diffusi. Ha senso aspettare che tutti facciano la loro parte per cominciare a fare la propria?
Non so da dove iniziare
Secondo un’indagine YouGov del 2024, il 50% di chi vorrebbe adottare comportamenti più sostenibili ammette semplicemente di non sapere come farlo. Quindi a mancare non è la volontà, ma un vero e proprio punto di ingresso.
E questa assenza produce un effetto preciso: le persone restano ferme, non per indifferenza ma per disorientamento. Sanno che qualcosa bisognerebbe fare, sentono vagamente che le loro scelte contano, ma quando si trovano davanti alla domanda concreta “Da dove comincio?”, la risposta non arriva.
Il problema è che senza una risposta praticabile, la buona intenzione non rimane neutra ma si trasforma in senso di colpa. E il senso di colpa è paralizzante in modo particolare: ti mette già in difetto prima ancora di aver fatto niente, e chi si sente già in difetto tende a non muoversi. E più facile non cominciare che cominciare male.
La stessa indagine di Altroconsumo conferma che 6 italiani su 10 non si ritengono ben informati sui temi della sostenibilità. Un’informazione accessibile e concreta, che mostri come integrare la sostenibilità nella vita di tutti i giorni senza grandi rivoluzioni, può spezzare questo circolo. Non per convincere le persone che la sostenibilità è importante (questo lo sanno già), ma per trasformare quella convinzione in qualcosa che assomigli a un’azione possibile.
Faccio già tante cose, non basta?
C’è un terzo nodo, più sottile: molti italiani continuano a sovrastimare l’importanza dei gesti più facili e a sottovalutare quelli con l’impatto reale più elevato.
Fare la differenziata è immediato, a costo zero, socialmente riconosciuto e per questo viene attuata con facilità dalla maggior parte delle persone. Ridurre gli spostamenti in auto, cambiare le abitudini alimentari o rendere la propria casa energeticamente efficiente richiede invece impegno, tempo, e spesso risorse economiche che non tutti hanno.
Il risultato è paradossale: nove persone su dieci si dichiarano sostenibili, ma gli sforzi concreti si concentrano ancora nei settori meno impattanti. La vera transizione richiede di allargare lo sguardo: meglio essere imperfetti in tutto che perfetti in qualcosa.
Un problema di comunicazione, non di volontà
Si parla molto di chi non vuole fare, di indifferenza, di negazionismo. Si parla molto meno di chi vuole fare, ma aspetta. Di chi ha già i valori, già la consapevolezza, già la volontà e resta fermo lo stesso per una mancanza di comprensione o di fiducia.
Non è un problema astratto. Due italiani su tre non si fidano dell’effettivo impegno sostenibile dei brand – un dato cresciuto dal 62% del 2023 al 67% del 2024. La credibilità della comunicazione è centrale, e serve coerenza tra quello che si dice e quello che si fa.
Nel suo libro Possiamo salvare il mondo prima di cena, Jonathan Safran Foer parte da una domanda scomoda: perché, pur sapendo quello che sappiamo sulla crisi climatica, continuiamo a non agire? La sua risposta è che il problema ambientale non è una buona storia: non spaventa abbastanza, non affascina abbastanza, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare davvero. E per questo restiamo indifferenti, o paralizzati. Non perché non ci importi, ma perché nessuno ha ancora trovato il modo di raccontarcelo in modo che produca azione invece che angoscia.
La proposta di Foer – essere vegani prima di cena, non tutto il giorno, non in modo perfetto, ma solo prima di cena – è un esempio di cosa significa comunicare in modo che produca azione. Non chiede la perfezione, non aspetta che il sistema cambi ma trova il punto di ingresso giusto e abbassa la soglia fino a renderla attraversabile. Chiedere meno, spesso, ottiene di più.
Ed è su questo terreno che si muovono i nostri ospiti.
Alessio Cicchini (@rucoolaaa) ha 245mila follower, un libro pubblicato con Giunti e otto anni di agenzia di comunicazione alle spalle. Non ti chiederà di cambiare sistema, ma solo di non buttare il gambo del cavolfiore. Alessio entra sempre dalla porta del gesto concreto (il culetto, la buccia, il davanzale che diventa un orto), e scava su una cosa sola finché non diventa universale.
Silvia Moroni (@parlasostenibile) ha 253mila follower, un libro premiato con il Demetra, due TEDx e un master in Business Sustainability. Silvia entra dal sistema nella sua interezza (il cibo, la moda, l’energia, l’imprenditoria), ma con un linguaggio che traduce connessioni complesse in qualcosa di predicabile, che parte da dove sei.
Due approcci diversi, la stessa convinzione di fondo: che la responsabilità individuale è reale, e che diventa praticabile solo quando smette di aspettare condizioni perfette. Che il cambiamento non inizia quando il mondo è pronto. Inizia quando trovi qualcosa di semplice che riesci a fare adesso.
Il 7 maggio incontreremo Alessio e Silvia di persona per parlare di tutto questo. L’evento è gratuito, previa registrazione su Eventbrite, e si terrà nei nostri spazi in Viale Francesco Restelli 1 a Milano a partire dalle 19.00.
Ti aspettiamo!








